Dismetria arti inferiori: rimedi in posturologia

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Qualche giorno fa ho rivisto Marco, un ragazzo simpatico con una gran passione per far fatica in bicicletta. Ricordo perfettamente il nostro primo incontro in studio. La sua paura più grande era quella di non poter più usare la sua bici a causa di una fortissima lombalgia che da mesi non solo lo limitava per quanto riguarda l’attività sportiva. Cominciava ad essere un problema costante che lo metteva in seria difficoltà nella vita di tutti giorni. Ma che cosa causava questa lombalgia? Marco utilizzava un rialzo di 3 centimetri sotto una gamba che gli era stato prescritto a causa della dismetria degli arti inferiori. Era davvero necessario questo rialzo? Ecco come si tratta in posturologia (percezione azione) un caso come questo.

Dismetria arti inferiori: quando una gamba è più lunga dell’altra

Da un punto di vista posturologico (Percezione/Azione) il mio approccio è stato sempre lo stesso: non intervenire per curare il sintomo (mal di schiena) ma capire che cosa lo sta provocando (un fisioterapista tradizionale avrebbe cominciato a trattare la schiena dolente).

“Marco adesso non preoccupiamoci tanto del mal di schiena e cerchiamo di capire se la “macchina” sta funzionando come deve”. Durante la valutazione mi racconta di aver fatto molti cicli di fisioterapia ma il più delle volte il risultato di sollievo era limitato a qualche giorno. I problemi di Marco erano iniziati in giovane età, accentuati da un arto inferiore più corto dell’altro di quasi 3 cm, un vero corto anatomico (dismetria anatomica). Un corto anatomico si ha quando gli arti, dopo controllo radiografico e metro alla mano risultano realmente differenti nella lunghezza. All contrario nel corto funzionale gli arti non sono realmente differenti di misura ma sembrano esserlo a causa di una serie di compensazioni\torsioni solitamente a livello di bacino.

Questione: il rialzo che Marco porta da una vita per compensare questa differenza di lunghezza è corretto sotto il punto di vista puramente anatomico, meccanico. Ma quando lo “calza”, il suo bacino e le ultime vertebre lombari perdono della loro normale funzionalità.

Considerazioni: dai test posturologici effettuati i movimenti di Marco senza plantare non sono affatto male, come se il suo cervello sapesse bene cosa fare per sopperire alla mancanza di centimetri. Al contrario, con la zeppa indossata veniva meno la naturale organizzazione del corpo nello spazio.

Dismetria anatomica: rimedi e fasi di lavoro

Per riassumere l’analisi le fasi di lavoro successive:
1- E’ stata individuata una causa del perché Marco abbia un mal di schiena invalidante: non in sé soltanto la dismetria, ma il rialzo utilizzato per trattarla.
2- E’ necessario far capire a Marco che quel rialzo che compensa i tre centimetri mancanti dell’arto lo mette in una condizione di “deficit percettivo”, ovvero il suo cervello viene ingannato dal rialzo.
3- Si propone a Marco di utilizzare il piede come mezzo terapeutico non attraverso un plantare meccanico ma attraverso una soletta propriocettiva, mezzo che ben si relaziona con il cervello e che ci può dare una mano a togliere tutte quelle tensioni che da tempo lo limitano.

Ci sarà un scoglio da superare, soprattutto psicologico da parte di Marco. Dpo numerose simulazioni testate dal podologo posturologo che si è occupato di questo caso, il risultato e’ di una soletta alta 4mm contro un plantare che era di quasi 3cm. Per lui uno shock, in più con la paura che indossando uno spessore così basso la sua postura potesse andare in totale squilibrio.

La postura non è nulla, la percezione è tutto ( cit.)

Penso che quella volta si sia trattato più di un atto di fede da parte di Marco. Ricordo le telefonate nel primo mese: “ma siete sicuri? io mi sento tutto storto!!!” Fortunatamente non parlava più di mal di schiena, adesso il problema non era più il dolore ma il “sentirsi storto”, direi un bel salto in avanti. Sono serviti altri 6 mesi di telefonate e qualche trattamento per concludere l’opera. Ricordiamoci sempre di non farci ingannare dal sintomo ma di eseguire sempre dei test del protocollo percezione/azione per non perdere il giusto orientamento terapeutico.

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